Ph. Antonella Aresta

Se ci vediamo arrivare e se decidiamo di proseguire

Ph. Antonella Aresta

Ph. Antonella Aresta

 

 

 

 

 

 

 

 

Un errore nel sistema caratterizza il sistema con più chiarezza che non il suo normale funzionamento.

La creatura vivente più vecchia del pianeta – 507 anni – è una vongola, chiamata Ming che muore quando gli scienziati l’aprono per apprenderne l’età.

                                          Jana Bukova, poeta bulgara, nata 1968

Accorgerci di noi stesse/i, vederci arrivare è un invito alla mitezza e alla determinazione, una promessa di parole pensate e profonde, una presenza di vigilanza e di ricerca. Non è rispondere a tono, dimostrare di farcela più o meno, non è mettersi alla prova, fare il dispetto a qualcuno, pretendere di imporsi, non è autoincensarsi.

Spesso, la pretesa di trasformare uno svantaggio in un vantaggio è soltanto una sfida, una rivendicazione, una dimostrazione di forza in atto. Nella realtà, uno svantaggio è uno svantaggio e tale rimane. Per il nostro bene, il movimento lento o l’arresto che ogni tanto ritorna o, ancora, l’impazienza legata all’inutile e faticosa onnipotenza, è meglio che restino un disturbo e una inaccettabile performance.

Gli altri ci sentono e ci vedono arrivare perché noi stesse/i ci percepiamo viandanti, in arrivo e in ripartenza: talvolta, sentiamo imbarazzo, inadeguatezza, talaltra, avvertiamo una gioiosa impertinenza, chè ci aspettino, andiamo arrivando. Ritroviamo il nostro spazio e il nostro tempo nel mondo, senza avvilimenti e salvazioni, affinando il pensiero critico, astratto e complesso.

“Senza perdersi e senza mettersi in salvo”, è questo il messaggio di Carla Lonzi. (Carla Lonzi, “Itinerario di riflessioni”, in È già politica, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1977, p. 13)

Il teatrino delle parole e delle immagini non ci incanta, l’autenticità traspare, se c’è, e non è imitabile perché è la conseguenza di un lavoro profondo di autocoscienza, anche solo incominciato. Studiare e condividere le visioni sulla ipseità, sull’alterità, sulla vita consente la strutturazione di una comunità oppure, come mi piace dire, la creazione di bande di gatti e di gatte randagi/ie. Temi complessi e delicati come la prostituzione, l’utero in affitto, l’identità di genere, la laicità, il femminicidio, le violenze: nella relazione psicologica, che è sempre anche politica, ci sarà da confliggere su molte scelte, ma il messaggio da trasmettere è che se ne può parlare, si può discutere, riconoscendoci, però, in una visione di base comune riguardo alla giustizia sociale, ai volti trasparenti, alle prospettive ariose, alle metodologie democratiche.

È cosa buona, continuando a prendere le distanze dal potere patriarcale delle donne e degli uomini, fiutandone l’afrore da lontano, incontrare le persone, sulla via intrapresa, con le quali continuare a capire intorno alle idee e ai modelli praticati. Impegnandoci ad ascoltare e a contestualizzare le parole utilizzate. Ogni interazione intercorsa, rimanda a un modello preesistente e manifesta un copione di vita.

Non serve schierarci o dichiararci più o meno d’accordo con questa o quella dichiarazione senza prima contemplare la realtà e registrare il copione personale, la visione globale di qualunque persona affermi un pensiero. Chi lo dice? Interagisce in quale storia personale e sociale, in quale contesto, muovendo da quale esperienza formativa e da quali convinzioni? Il pensiero prevede la comprensione a più voci delle ragioni, senza vincitori e vinti e punteggi e audience. Anche l’insulto, il sarcasmo, l’offesa, la svalutazione, la seduzione, il negazionismo, il revisionismo, anche le pezze peggio del buco sono strumenti di potere.

Facciamo in modo che il pragmatismo e l’utopia non diventino come l’innovazione e la tradizione, un binomio farlocco, ormai svuotato della profondità e della potenza. Più che le fantasie e il calcolo dei risultati, è fondamentale rilevare l’orientamento psichico, la predisposizione mentale, il corpo onesto e congruente. L’esaltazione e l’esposizione consumano il personaggio e non svelano né la persona né il suo messaggio.

Accogliamo una psicologia che mantenga le aree di sospensione, di mistero e di silenzio, una psicologia che non pretenda di aprire e di spiegare a tutti i costi l’umano. La rivelazione totale è mortifera, oltre che insostenibile. Consolidare l’identità personale e professionale porta a custodire, a proteggere, a sussurrare. Essere vincenti significa rimanere silenziosamente consapevoli e stancamente, ancora, alla ricerca.

Incuriosiscono e appassionano le prospettive diverse che, però, abbiano come base una stessa visione di mondo e di persona. Talvolta, abbiamo difficoltà ad accogliere un pensiero diverso, intuendo una modalità di esistenza virile, da padroni. Una cosa sono le idee che originano da storie personali e da libertà di pensiero differente; altra cosa è il circo mediatico di chi spara la foto o la parola più sensazionale, da terrapiattista di turno. Ipotizziamo, in tal caso, comportamenti paranoici. Il cambiamento autentico rischia di essere invisibile perché è minimo ed è lento e viene incoraggiato dai dialoghi con le persone.

Ormai, il privato etico, solidale e caritatevole sostituisce la solidarietà dovuta dallo stato e dalla politica che ancora, senza decenza, privatizza. Il campo è libero per la bontà e la disponibilità del singolo cittadino e delle ong, delle coop, pure segnalate come l’origine di ogni male.

La formazione, l’indignazione anche attraverso i social, l’attivismo, la testimonianza nelle piazze non smuovono il potere ad agire. E le espressioni di solidarietà, senza l’autorità statale rischiano di rimanere forme isolate senza connessione, più simboliche che concrete. Sulla terra, gli esseri viventi hanno pari dignità e valore. I fantasmi nemici sono nelle teste e nelle pance nostre. Per gli esseri umani, le trasformazioni sono sempre possibili.  Su questi punti abbiamo il bisogno di concordare.

Difendere una scelta radicata significa indicare solo una via; prevedendo solo una risoluzione, ci ritroviamo incastrate/i, spalle al muro. Al contrario della solita scelta copionale, è possibile pensare più opzioni di comportamento. L’attività psicologica benedice la prospettiva preesistente e allarga lo sguardo su altre visioni possibili, diversificando il pensiero e l’azione. Mi sono sempre comportata così, da oggi, invece, avverto una spinta debole e persistente, posso e scelgo di modificare: questo è il processo di cambiamento. I comportamenti inadeguati e/o malati, prima di essere colpevoli, sono inconsapevoli e inconsci, originano in un sistema ampio.

Nel volume collettivo Duemilaeuna, donne che cambiano l’Italia (Pratiche editrice, 2000), la filosofa Luisa Muraro sottolinea come i filosofi da Platone a Marx a Nietzsche, hanno tentato di oltrepassare i limiti della condizione umana mirando alla autosufficienza del singolo. Propone, invece, l’idea che nella relazione “il passaggio diretto lo apre l’intelligenza dell’amore, l’amore che vuole essere all’altezza ma non teme di essere trovato mancante, e converte il piombo di una insopportabile dipendenza nell’oro di una mancanza accettata che apre la porta ad altro” (pag. 155).

È un pensiero che consideriamo fondante: la relazione fra gli umani è una condizione ineludibile. E perché la relazione sia utile e gioiosa è indispensabile registrare le differenze in se stesse/i e accoglierci nel divenire continuo. Siamo sole/i, mancanti, fragili e mortali, condizioni che abbiamo bisogno di perdonare in noi stesse/i, mentre registriamo l’altra persona nella realtà, non come proiezione di sé. L’amore si esprime facendoci carico della distanza e della mancanza, non subendo e/o imponendo l’illusione della fusione, pericolosa non solo per il singolo, ma per la società intera.

L’apprendimento segna tempi, modi e risultati imprevedibili e personali. La prevenzione, e non la punizione, sarà seria e costante, nell’alternarsi delle generazioni. Il lavoro psicologico sulle basi non prevede ritmi ansiosi e rimane sottotraccia, sottovoce, eh sì, rimane anche sottovalutato, ma è il lavoro che dura tutta la vita.

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