2023

Le libere composizioni di Lavinia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Novecento è il secolo del talento e della letteratura femminile, l’epoca in cui le voci di donna si sperimentano oltre il silenzio e la riflessione interiore, ridando valore politico al corpo.

Anna Banti, nome de plume della scrittrice, giornalista e saggista Lucia Leopresti, fondatrice, assieme al marito Roberto Longhi, della rivista Paragone, nasce alla fine dell’Ottocento e viene allevata nei valori della borghesia da cui parzialmente si emancipa. Nei suoi scritti, con ironia e compassione, mantiene costante la tensione al mondo femminile, in un contesto severo di subordinazione alla legge del padre. Il racconto si chiama Lavinia fuggita ed è inserito nella raccolta Le donne muoiono pubblicata nel 1951, vincitore del Premio Viareggio nel 1952: per Cesare Garboli è il racconto più bello di tutto il Novecento.

Immagino Anna Banti mentre veglia Corrado Alvaro morente, mentre si innamora non ricambiata di Mario Luzi, mentre vive una storia d’amore con Elémire Zolla: la presenza e gli scambi di idee con questi uomini non rendono più felice l’Autrice, sicuramente più significativa ed intensa la sua scrittura.

E rileggo la storia di Lavinia, agli inizi del Settecento, di Apollonia, Giuditta, Angelica, Ignazia, Chiara, Lucetta, Orsola, Zanetta, figlie, tutte, della fortuna, bastardelle, pronte per protettori vecchi e salvifici, a ribellarsi silenziosamente e a creare per sé destinazioni e destini impensabili, a precorrere i tempi.

Vi fanno pietà le orfanelle, le trovatelle, e non sapete che questo titolo si fa, là dentro, (n.d.r. nell’Istituto della Pietà) favola, mistero, e, alla fine, motivo di elezione. Sapersi universalmente compatite, diverse dalle altre ragazze, segnate dai casi bizzarri e tenebrosi: che delizia per chi ha fantasia! (p.480)

Lavinia è maestra di coro ma, a differenza delle sue amiche, è scossa da un irresistibile istinto per la composizione, spinta da una scellerata, invincibile, quasi dolorosa forza creatrice che la porta a sostituire con le sue invenzioni musicali, le partiture da ricopiare del maestro Vivaldi, precettore presso l’Istituto. Scoperto il fatto e il quaderno che contiene tutte le sue composizioni, Lavinia viene pesantemente punita e umiliata, convocata dalla Priora alla presenza del Doge e del maestro Antonio Vivaldi. Nessuno sa mai che cosa accade durante l’incontro: Zanetta e Orsola vedono uscire dal padiglione Lavinia piangente con in mano il suo libro di musica. La sera stessa Lavinia scompare e di lei non si avranno più notizie.

Capisci, non avevo altro mezzo, mai mi prenderebbero sul serio, mai mi permetteranno di comporre. La musica degli altri è come un discorso rivolto a me, io devo rispondere e sentire il suono della mia voce: più ne ascolto e più so che il mio canto e il mio suono sono diversi. Non è uno scherzo: potresti star zitta quando ti senti chiamata da chi ti vuol bene? Pensa dunque, qui dentro c’è tutto il mio bisogno, strumenti, voci, chi ascolta: ma senza inganni, per me, è come un tesoro sepolto, nessuno suonerebbe una nota sola di quel che invento. (p.486)

Le relazioni fra donne rappresentano il limite da opporre al patriarcato. Lavinia ha l’amarezza di essere donna e di non poter comporre armonie, in un mondo non fatto a misura propria e, nello stesso tempo, sente l’irriducibile e orgoglioso coraggio che diviene un gesto risolutivo fondato sull’inespugnabilità dell’essere femminile fedele a sé stesso.

Non deroghiamo alla capacità delle donne di lavorare assieme, evitando di rinchiuderci in gruppi ristretti di appartenenza. È una nuova ondata di autonomia, per ribadire reciprocamente l’autorità femminile che non coincide né con il potere, né con il dominio, ma con l’alleanza e l’accoglienza, scelta e non imposta, con la capacità creativa e trasformativa di ogni persona.

Lavinia è vincente, perdendo la possibilità di rimanere, è libera nei suoi quaderni di note e di armonie musicali differenti. Vince perché perde, fugge da un contesto in cui tutti riconoscono una sola nota, un’unica possibilità di esistenza: l’allontanamento diventa un’opportunità per continuare a comporre melodie. Lavinia avverte una spinta che produce libertà, non si pone in rapporto dialettico con il mondo maschile; decide, invece, di escludersi, di andare altrove. Fugge dalle traiettorie del potere, non si fa trovare sulla traiettoria di chi può schiacciarla.

(Lavinia) non aveva malizie e intrighi come quest’altre del coro ma, purtroppo, non c’era modo di cavarle di testa la smania di alterare le partiture da eseguirsi, d’introdurvi certe sue invenzioni e mutar la distribuzione delle parti, a volte sostituiva addirittura i motivi delle arie. Una pazzia, una maledizione… (p.485)

La malinconia, l’irrequietudine di una giovane ventiquattrenne considerata, come tutte le donne, incapace di comporre musica si trasformano in un desidero di rinascita, nella fuga come un riscatto, come una promessa, una scintilla di desiderio. Lavinia sceglie il movimento, fugge da… e si incammina verso…: è la tecnica della schivata di Iris Murdoch, ripresa dalla filosofa Luisa Muraro, ritrovata anche nel film Women Talking di Sarah Polley.

A questo salto nella libertà che è del pensiero come dell’agire ho dato il nome di schivata. Si chiama schivata la mossa a lato, detta anche scarto, che fa l’animale, bestia o uomo, quando è inseguito da un predatore (o da proiettili) per uscire bruscamente dalla traiettoria della fuga-inseguimento ed evitare così di essere preso… oggi il salto nella libertà di fare mondo a partire da sé, che in passato era di una minoranza eletta, grandi artisti o grandi politici, sta diventando affare di tutti e ciascuno. (L.Muraro)

La scrittura magistrale di Banti racconta una storia sulla condizione del genere femminile quando si fa artista; sulla voluttà e la potenza di una forza creatrice che impone a chiunque di rompere le regole, di forzare l’ordine delle cose, di superare il limite. Lavinia scompare ma, per molte compagne d’istituto, tutto è cambiato: la forza creatrice consente a ciascuna di immaginare il futuro oltre il muro. La condivisione del sapere e la testimonianza di Lavinia, liberano la musica di ognuna dal controllo del potere.

La creazione artistica, il talento musicale, la promozione di sé sono inaccettabili, sono atti di scelleratezza che Lavinia paga con l’umiliazione e la punizione: non rimane altra scelta che allontanarsi, sparire allo sguardo patriarcale e seppellire le segrete armonie. Cosa le abbiamo fatto? Cosa le avranno fatto?: la fuga di Lavinia indica la responsabilità di una società che divide le  ubbidienti al sistema dalle ammalate di ribellione; è la morale pubblica che omologa e cancella l’unicità, l’originalità di ogni persona.

Oggi, il protagonismo femminile è ancora nel territorio paternalista e patriarcale, spesso, riconosciamo solo l’emancipazionismo. Come Lavinia, riscopriamo cammini diversi, lontani dalla competizione sfidante e dal virile braccio di ferro. Non siamo in antitesi, scegliamo un altro livello, una mossa alternativa, inaspettata e fuori dai canoni noti. Accogliendo la complessità, evitiamo di banalizzare le forme insinuanti e manipolative del dominio che si esprimono nelle regole dettate e da rispettare se non si vuole essere additate ed escluse. L’azione che sembra un evitamento è, in realtà, la risposta. L’atto della separazione, dell’allontanamento svela nuove vie.

Riferimenti bibliografici:

  • Anna Banti, Romanzi e racconti, Mondadori, 2013
  • Luisa Muraro, La schivata, in Immaginazione e politica, Liguori, 2009

Numero 20 Archivi – La Stanza di Virginia

 

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