verranno di notte

Insonne

 

 

Un libro prezioso, un racconto spietato, come spietata è la poesia. Un testo scritto in silenzio, come una promessa, un pensiero critico sottile, la resa della vecchiaia che può parlare, la saggezza di chi conosce la guerra e ha visto le carni disfatte. Una premonizione o solo l’intuizione intelligente di un intellettuale che legge i fatti e li riannoda, e li rimanda.

Un letterato, Rumiz, al limite, sul confine vivo, in una città, Trieste, molteplice e protettiva, a rivelare l’orizzonte che avanza. Una confessione fra gli ultimi, fra gli intimi, non certo su un palco, ma silenziosi, dinanzi al camino di un rifugio amico, dalla mezzanotte fino alle sei di mattina, a confidarsi la possibilità di credere nel pensiero libero e giusto e condiviso.

Provo un turbamento benefico leggendo le riflessioni preziose sull’umanità ostinata, ancora in cerca di sangue, ascoltando i racconti al buio di notti insonni, analizzando le ragioni, gli errori, le previsioni risultate inutili.

Il vero coraggio è fronteggiare noi stessi e i nostri schemi mentali, evitando ”l’imbecillità del bene”, il pericoloso candore di chi si disinteressa oppure manipola e strumentalizza, di chi pensa a salvarsi da solo, demagogicamente buttando l’osso al cane. È la notte dell’Europa che stupisce e inquieta perchè non si lascia fecondare dall’incontro con l’alterità.

Dal testo, riprendo un brano necessario:

Gli idioti. E chi dorme stanotte. Tira un vento di malaugurio puzza di carne bruciata, kerosene e gas di scarico il mio naso è un anemometro, non sbaglia avverte un fetore inconfondibile come quando un razzo antitank fa saltare un blindato con uomini dentro vi auguro di non sentirlo mai quell’odore è lo stesso tanfo dei poteri selvaggi che ci schiacciano puzza di censura sul libero pensiero i miei occhi vedono gente che tace e si adegua le orecchie sentono dire “nazione” con frequenza sospetta la lingua sta cambiando la parola “libertà” si ascolta sempre meno anche “pace” è bocciata, è sinonimo di codardia nella mia Italia e altrove i ragazzi che portano la sua bandiera sono presi a manganellate giovani schedati come criminali giovanissimi anzi, quasi bambini hanno dovuto ricoverarli in Pediatria ragazzini odiati in quanto tali in un’Europa di vecchi impudenti che osano chiedere un futuro di fratellanza e non di guerra e non sanno che il cambiamento in peggio è già partito, dal vocabolario leggete subito Victor Klemperer, che lo mostrò col nazismo ormai la parola “identità” dilaga fino a perdere senso non serve più a dire chi sei e da dove vieni ma a cercar la rissa e a sdoganare armi “identità”, stessa radice di “idiotes” che in greco vuol dire “quelli ripiegati su sé stessi” o meglio ancora: “quelli che vivono guardandosi l’ombelico” come mi spiegò un vecchio in un’isola dell’Egeo mostrandosi la pancia gli idioti, quelli che hanno paura della complessità del mondo e non si lasciano fecondare dall’incontro con l’Altro.

Paolo Rumiz, Verranno di notte, Feltrinelli, 2024

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