Infatti in ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso. Dice no alla guerra, al matrimonio, no alla madre, al guardiano, no al tiranno, no al velo, e al padre, no al silenzio, no alla violenza, no al maestro, no a dio, no al sopruso. Arrischia la sua vita per questo. Ogni giorno, proprio ora, in ogni posto di questa terra una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei va.
La scrittura dolce e dinamica, crudele e sincera, come una ragazzina, di Valeria Parrella restituisce non tanto la biografia storica di Giovanna d’Arco, ma la riscrittura dei vissuti, dialogando nella contemporaneità. Ragioniamo sul divenire della disobbedienza, sull’espressione della vox, della chiamata interiore di ogni giovane.
Jeannette, figlia di Isabelle Romée e di Jacques Darc è magrolina, stramba, sensibile e vede le voci. Pazza e puttana, è il marchio d’infamia. Giovanna è diversa, è generosa e trasparente, è brava con la conocchia e con la spada, e il re Carlo non sa se si ritrova dinanzi una santa, una contadinella, un’invasata, un’eretica.
La vicenda della pulzèlla d’Orleans è la storia della ingenuità che il nostro tempo ha denigrato come fosse dabbenaggine. Ripenso alla ingenuità imparentata con la fiducia nell’essere umano, con l’indignazione dinanzi all’ingiustizia e con la tenacia nel costruire il cambiamento possibile.
Riconosciamo la sensibilità che porta Giovanna a capire quanto dietro ogni vittoria ci siano sempre la fatica e il dolore. Liberiamo la capacità di consegnarci, di affidarci all’ispirazione, all’intuito, alle voci di dentro; chè non è rassegnazione, ma è il convincimento di essere strumento di relazione, mezzo di pace, a permettere che la vita accada.
Così, la rabbia diviene forza e l’odio si tramuta in audacia.
L’ingenuità di Jeannette costruisce la speranza. Bisogna farcela perché “non farcela significa cadere in un posto dove tu non sei più tu, dove la gente non ti crede perché vacilli come un ubriaco, e Giovanna non poteva permetterselo, la sua missione era lì chiara davanti a lei.”
Per gli adulti, in tutti i tempi, è difficile accettare che sia una ragazzina a spiegare loro la vita. Ancora più complicato è accettare che l’onestà paghi, senza sotterfugi, senza astuzie. Le giovani donne sono la coscienza del tempo e la loro volontà è più forte della nostra paura. Le voci, la vocazione di ogni donna, come Giovanna d’Arco, come Greta Thunberg e Sophie Scholl, suggerisce l’autrice Adriana Koulias.
Non serve spegnere le menti, frenare la lingua, bruciare i corpi perché le madri continuano a rimanere, a insistere e a resistere per tutte le pulzèlle cancellate, a chiedere di rileggere la storia, di riabilitare le idee, contro ogni damnatio memoriae.
… la guerra non inizia veramente quando lo decidono le bolle siglate, bensì anni prima, si prepara nelle dinastie, nei desideri malati dei papi, nel sonno che rovina la veglia alle regine. Prolifera nel rancore del pastore a cui è stata sottratta la pecora, nel ramo tagliato oltre il tuo confine. E poi, un giorno, un colpo di bombarda ti racconta che è arrivata. Ma come se ne va, la guerra? Non se ne va. La guerra indietreggia nell’animo degli uomini e se ne sta silente finché c’è qualcuno che ricorda come fa male.
Valeria Parrella, La ragazzina, Feltrinelli, Milano, 2026


