Quando è accaduto che sono spariti gli uomini capaci di trasmettere senza esibirsi? Coloro che amavano le parole ma ne avevano pudore. Persino timore: il “provare vergogna per tutte le parole del mondo” di Silvio D’Arzo nel suo Casa d’altri…
Roberto Cotroneo
Finora la prudenza del sussurro non mi è appartenuta. Ho alzato i toni quando ho valutato che fosse adeguato. Ho modificato la voce incerta perché ogni lemma risultasse chiaro. L’interazione, più che gentile, è risultata forte e, talvolta, senza grazia. Adesso intravedo un nuovo apprendimento e aggiungo una riflessione, riconoscendo l’occasione offerta dalla Rivista Correlazioni Universali.
Il sussurro, in realtà, parte svantaggiato per lo scenario mesto suggerito dal fonosimbolismo: richiama con il suono stesso l’immagine di restrizione della bocca, il senso della faccia da papera per pronunciarlo, la duckface, trend molto diffuso. Sussurro suggerisce il significato e la condizione della parola silenziata e sottomessa.
Considero un privilegio la voce moderata e di autorità. Autorità è una parola che, fuori dal contesto, risuona pericolosa e forièra di possibili derive dominanti. Ma io intendo l’autorità diversa dall’impostazione autoritaria. Ritengo che sia il tempo di parlare, di usare la propria voce, di capire e scegliere i toni per sostenere una visione di mondo ampia, in cui c’è spazio per tutti gli esseri viventi, e profonda rispetto alla coscienza psicologica.
Le parole che proteggono i propri diritti, che chiedono e chiedono ancora, possono fare vergogna se vengono svilite, se il ruolo sociale non è alto, anche nella gerarchia dei minimi, nella miseria di quelli rimasti a beccarsi fra loro. Fra la rivendicazione vana che produce rabbia e la scomoda omologazione al potere costituito che fa tristezza, forse, l’energia del sussurro trova la possibilità di avviare un cambiamento, di suggerire un modo differente per generare le relazioni e per rimanere fuori dal mood dello spettacolo.
È la poesia che agisce così, con forza, con ragione, con argomenti. Con autorità sociale. La poesia è gentile? Può essere sussurrata, la poesia? Frequento la poesia potente che brucia nella carne, che non va semplicemente a capo, titillando in superficie una emozione. Mi appassiono ai versi che sanno rivoluzionare, inquietare e tormentare le prospettive note e rassicuranti. La poesia è capace di inabissarsi e di trascendere. Anche sussurrando. Mi allontano, invece, dalle forme poetiche mosce e semplificate che espongono incautamente i sentimenti, che vagheggiano l’io empatico e frustrato.
La poesia può segnare simbolicamente il confine fra il sussurro e il grido, dando senso alla voce e alla parola, con determinazione e con misericordia. L’autorità è nominare, riconoscersi e, circolarmente, essere riconosciute persone con il diritto di esistenza. La poesia può divenire pratica sociale e politica. Poiesi, ποίησις, è l’azione che coinvolge e produce il cambiamento, esprimendo il massimo di autorità con il minimo di potere.
Non condividendo alcune sue scelte, seguo Aldo Nove, il poeta che sale sportivo sulla croce, con ineffabile disciplina. Muore e resuscita con le sue parole.
E, allora, va bene, sì, sussurrando, ma senza cedere sulle proprie ragioni, sui diritti, sulla giustizia. Sussurrando, certo, con fermezza e convinzione.
Aldo Nove convince e apre la via:
Devozione alla poesia significa devozione pura alla vita perché la grande poesia la contiene e la travalica, la vita, ne libera l’inaudita potenza attraverso l’artifizio che sorregge il mondo in cui l’esperienza terrena, esausta dei suoi confini, delle sue miserie, delle sue inevitabili tragedie, ancora e ancora e per chiunque… La poesia raccoglie quel «chiunque» e lo rende universale, lo trasfigura più simile al respiro che tutti ci lega ma non conosciamo. La poesia è il linguaggio della fuga una volta raggiunta la consapevolezza che il carcere delle nostre misere esistenze individuali può essere abbandonato. La poesia è un destino.
Libri considerati
- Roberto Cotroneo, La nebbia e il fuoco, Feltrinelli, 2025
- Aldo Nove, Inabissarsi, il Saggiatore, 2025
