Merloni

L’ironia benefica delle donne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2021 avevo gradito i monologhi di Luisa Merloni durante la trasmissione Propaganda Live. Ritrovo l’autrice in un libro imperdibile per la mia formazione personale e professionale. Sono difficilmente ironica. Sarcastica sì, mi riesce. Come racconta Luisa Merloni, a me deve essere accaduto qualcosa di simile, rispetto all’umorismo sano:

Esiste un’idea più o meno consapevole, ma molto resistente, che il talento comico sia qualcosa con cui si nasce… Quando però si scopre che il bebè è femmina, questa valigetta a cui forse stiamo aggrappati già nella placenta a volte viene messa via in tutta fretta…

Come spiega Merloni, il talento del sorriso è un permesso che ogni persona può offrire a se stessa e può affinare. Non nasciamo predestinati al senso dell’umorismo. Seguendo la piacevole lettura del testo, l’apprendimento è, dunque, ciascuna per sé, l’utilizzo della battuta garbata e frizzante che invita alla risata comune, senza pesare come un macigno sulla testa dell’altra persona, riconosciuta, invece, come soggetto, inclusa e non ferita, non scotomizzata, annientata dalla battuta.

La comicità prevede la generosità dello scambio, dell’inclusione, della complicità affettuosa. Riderci su non rimanda all’atteggiamento cinico di chi non ha, ormai, nulla da perdere; semmai, sottolinea la buona predisposizione nei confronti dell’esistenza, spesso, frustrante.

La comicità è un esercizio di equilibri in costante tensione tra la conservazione dell’esistente e la spinta al cambiamento.

Ho vissuto come donna fra le azioni di sacrificio e le azioni di rivolta: fra le une e le altre, è mancata l’intelligenza della comicità. La maschera comica, infatti, offre la libertà di dire cose anche sgradevoli con leggerezza, di assumere un atteggiamento irriverente, ma non offensivo. Lazzi e battute folgoranti offrono la possibilità di trascendere l’aspetto tragico della vita, fra il dolore, l’amore e la morte.

È un pregiudizio pensare che le donne non facciano ridere e pensare che il femminismo sia l’opposto della comicità: se la prospettiva femminista può aprire letture inedite della comicità, il femminismo ha bisogno del comico per rivedere i suoi stereotipi… comiche non si nasce, lo si diventa.

La battuta significativa che smuove il potere ha a che vedere con la sapienza, è imparentata con la misericordia verso il genere umano. Riprendo la storia della servetta di Tracia che ride di Talete finito in un fosso, ricordata da Adriana Cavarero: non uno sguardo rabbioso sul perduto e perdente pensiero dell’Occidente, ma un sorriso di benevolenza per un cucciolo d’uomo, il filosofo, in continuo divenire. Allentare le difese, apre gli scenari di vita insperati, ribalta i copioni tristi e infecondi. La sfrontatezza è come il richiamo di autenticità primordiale. … l’esercizio della comicità alla lunga è anche un esercizio di lucidità politica.

Ogni persona, unica e irripetibile, è alla ricerca del proprio clown interiore, perdendo il limite del corpo individuale, definito e scontato, verso un’immagine di sé multiforme, grottesca, fantasiosa, superando il dualismo sterile fra il sacro e il profano, fra il bello e l’osceno. La sovversione del ruolo, della funzione, del genere, sono sempre marginalizzate perché la libertà, la creazione del corpo grottesco, rimanga sotto controllo del potere.

La creazione del corpo grottesco è uno dei tanti incroci tra comicità e femminismi, incroci di pensiero e pratiche cosí vicine e imprendibili. Indefinibili perché refrattarie alle definizioni. Definirsi una donna comica è ancora difficile, ma definirsi femminista lo è di piú.

Sono d’accordo con Merloni, quando scrive che talento, mestiere, genio, successo sono parole con non poche incrostazioni patriarcali… La risata è un suono che invita una comunità a riunirsi, osservarsi e trovarsi ridicoli…

Ancora Merloni: … alla soglia dei quarant’anni ho letto Carla Lonzi, Judith Butler, Rosi Braidotti, Luce Irigaray, bell hooks e poi, certo, last but not least, Simone de Beauvoir. Forse proprio perché ci sono arrivata così tardi, la lettura di quei testi mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia.

Da Santippe, la selvaggia e bisbetica moglie di Socrate, a Sandra Mondaini, a Franca Valeri, a Monica Vitti, ad Anna Marchesini: tutte a capovolgere e a rendere inutili e ridicole le relazioni di dominio, attraverso lo sguardo laterale, attraverso la prospettiva inaspettata. Fino a Judith Butler e Carla Lonzi, le guastafeste, malafemmine femministe. E l’intera generazione di comiche de La tv delle ragazze, Avanzi e Tunnel. E poi Totò, Massimo Troisi, con la sceneggiatrice Anna Pavignano, sua compagna, in un lavoro di autocoscienza che diviene collettiva, a svelare l’autorità e i suoi argomenti manipolativi: il clown che reagisce allo sproloquio del patriarcato.

Intuisco che ci tocca accogliere la crudeltà dell’essere umano come una possibilità, senza salvazione e senza risoluzione, per riconoscere la risata come una infantilizzazione sana. Voglio dire che espormi nella risata richiede l’accoglimento senza severità e castigo, della propria fallibilità umana. Il lavoro psicologico, insomma, ancora una volta, è sulla dissoluzione della presunta onnipotenza, attraverso le lame dell’umorismo.

Insieme, il femminismo, la comicità e la psicoanalisi, per Merloni, sono ricerche e pratiche quotidiane collegate per diluire l’angoscia di morte, il nulla del senso, il precipizio esistenziale. Il femminismo, la comicità e la psicoanalisi rappresentano l’adeguato antidoto alla perniciosa triade diopatriafamiglia.

L’aspetto ludico e comico si nutre non tanto nell’acquisire la polisemia del linguaggio e i rovesciamenti di senso, ma nella cura di una predisposizione generale a consegnarci al caso, a consegnarci a ciò che accade senza di noi. Senza la paura di perdere il privilegio della profondità e della serietà.

La comicità è uno spazio libero dove la cattiveria è un gioco che colpisce solo per mettere in discussione, per spostare una visione incancrenita, magari, non per fare male. È il luogo dove possiamo usare la cattiveria come esercizio pacifico.

Non ci sono persone elette a nascere con il senso dell’umorismo, si tratta, invece, di trovare in sé una voce comica.

Antigone ridecide, riconosce la legge e osa andare oltre la legge: È una possibilità sempre aperta per la comicità delle donne, quella di far spuntare Antigone dove meno te lo aspetti. Di travestirla davvero bene per poter dire, senza che nessuno ti fermi: il re è nudo.

Qualche giorno fa, ho apprezzato in teatro la riscrittura e la rilettura che Lella Costa propone di Lisistrata, la tragedia di Aristofane. La saggia donna ateniese decide di convocare numerose donne, sue concittadine o provenienti da altre città e, con loro, decide, con determinazione e ironia, di proclamare lo sciopero del sesso. Sagaci, intuitive, spiritose, Lisistrata, Cleonice, Mirina, Lamptò e tutto il coro, accompagnano gli amati uomini, ammalati di guerra come unica modalità esistenziale, a ripensare e a riscegliere altre possibilità di relazione per ribadire le proprie ragioni. È un lavoro straordinario di apertura di un’altra via possibile, attraverso differenti categorie mentali, differenti linguaggi, differenti canali, rispetto alla via che celebra come legittima e giusta l’uccisione del nemico. Che bella e utile e commovente è l’ironia, la sfida sorridente che ama l’altro e promuove l’apprendimento comune, la sapienza collettiva.

Ogni donna, come scrive Carla Lonzi, diviene il soggetto imprevisto e inaspettato nella storia. E se ne accorge. Infine, lo sa e agisce.

Anche nel ruolo, da qualche giorno assunto, di assessora ai Servizi sociali, alla Legalità e ai Diritti  civili, più che essere io a lasciare un segno, desidero creare occasioni e riflessioni collettive, perché le altre e gli altri esistano, vengano ascoltate/i e possano lasciare l’orma, la parola, il gesto della presenza nel contesto. Desidero dare la parola, oltre che dimostrare di saper prendere la parola. Forse, la mia Baubò sono io.

Luisa Merloni, Piccolo manuale di comicità femminista, 2026, Einaudi, Torino

La ricerca era iniziata tempo fa e continua:  https://www.liziadagostino.it/ridere/

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